Signore,
insegnami a non parlare come un bronzo risonante
o un cembalo squillante, ma con amore.
Rendimi capace di comprendere e dammi la fede che muove le montagne,
ma con l’amore.
Insegnami quell’amore che è sempre paziente e sempre gentile;
mai geloso, presuntuoso, egoista o permaloso;
l’amore che prova gioia nella verità,
sempre pronto a perdonare, a credere, a sperare e a sopportare.
Infine, quando tutte le cose finite si dissolveranno e tutto sarà chiaro,
che io possa essere stato il debole ma costante riflesso del tuo amore perfetto.
Amen.
In quei giorni un decreto di Cesare Augusto ordinò che si facesse il censimento di tutta la terra. Questo primo censimento fu fatto quando era governatore della Siria Quirinio. Andavano tutti a farsi registrare, ciascuno nella sua città. Anche Giuseppe, che era della casa e della famiglia di Davide, dalla città di Nazaret e dalla Galilea salì in Giudea alla città di Davide, chiamata Betlemme, per farsi registrare insieme con Maria sua sposa, che era incinta. Ora, mentre si trovavano in quel luogo, si compirono per lei i giorni del parto. Diede alla luce il suo figlio primogenito, lo avvolse in fasce e lo depose in una mangiatoia, perché non c’era posto per loro nell’albergo.
Maria dice di sì a Dio e diventa la madre del Messia, ma a quale costo: proprio nei giorni che precedono il parto obbedisce con Giuseppe al decreto dell’Imperatore, se ne va dalla sua casa e arriva a Betlemme, dove non trova posto nell’albergo. A volte è difficile fidarsi di Dio, di un suo disegno che sembra incomprensibile. Maria decide di credere alla fedeltà di Dio, di sperare nel suo aiuto, di sopportare le difficoltà e le disavventure quotidiane con serenità. Maria, accogliendo l’imprevisto, dà alla luce il Salvatore.
E tu… ti fidi di Dio?
Signore, oggi ti voglio affidare questa persona/situazione/difficoltà…