Ecco perché la famiglia è il più grande antidoto alla tristezza

di Sara Manzardo

Stamattina mi sono ritrovata sotto il naso due articoli, di giornali diversi, sul matrimonio e la vita di coppia. Il primo diceva che in Italia la famiglia è passata di moda e i divorzi aumentano sempre di più, mentre il secondo provava a dare una spiegazione a questo trend negativo, con delle statistiche e delle opinioni utili quanto l’oroscopo del lunedì.

In questo secondo articolo si diceva, con molti giri di parole e percentuali, che è più felice chi si sposa presto, ma anche chi si sposa tardi. Mentre è un po’ meno felice chi non si sposa né presto né tardi, naturalmente. E che si può essere tristi – ma anche felici, attenzione – se ci si sposa con qualcuno conosciuto a scuola, ma anche al lavoro, ma anche in discoteca, meno attraverso i parenti. Insomma, il giornalista alla fine non diceva niente, dimostrando che le statistiche impazziscono di fronte alla felicità o all’infelicità di una coppia.

Quello che mi ha colpito, però, è che tutto in questi due articoli parlava di un desiderio realizzato o non realizzato di felicità.

La verità è che di felicità e di matrimonio si parla molto, ma spesso senza dire nulla. Si pensa che un matrimonio fallisca quando ti innamori di qualcun altro, quando ti passa l’euforia del primo anno, quando “non lo amo più”, come se l’amore e la felicità fossero emozioni in balia degli eventi esterni, del caso, delle paturnie che abbiamo. Mimmo Armiento, psicologo e psicoterapeuta, lo ripete fino allo sfinimento nei suoi corsi: la felicità non è un evento casuale che arriva quando vuole, la felicità è una scelta.

Così come l’amore, anche dopo anni e anni di calzini abbandonati in salotto, è una scelta di cuore e di testa.

Ecco il punto: si pensa che il matrimonio per funzionare debba renderti felice, o meglio che il tuo coniuge debba renderti felice, ma come posso rendere felice qualcuno che vive di ansie, ha scritto “depressione” in faccia ed è di per sé insoddisfatto della vita?

Ti dicono che un matrimonio deve essere felice per andare avanti (e ci mancherebbe, sfido chiunque a ritenere bella una vita di coppia fatta di tristezza, tradimenti, chiusure e mancanza di amore). Ma nessuno ti ha mai detto che chi sceglie il matrimonio con consapevolezza, lo fa perché è già felice e perché ha conosciuto quella felicità che non può essere spazzata via dalla prima difficoltà.

In due parole: le coppie felici, quelle davvero felici, si sposano.

Perché chi è felice non ha bisogno di “provare” il partner per vedere se è compatibile, non vede il matrimonio come una gabbia e la famiglia come una palla al piede, non mette l’amore al secondo, terzo, quarto, trecentoquarantacinquesimo posto dopo i suoi interessi, i suoi progetti individuali, i suoi amici, il suo gatto.

Soprattutto, chi è felice non si sposerebbe mai per convenzione, per sicurezza, per far contento l’altro o i suoi genitori, o magari per paura di rimanere solo. Chi è felice si sposa, perché si è accorto che la sua vita è meravigliosa, ma insieme all’altro è ancora meglio e non vede l’ora di iniziare quell’avventura stupenda, scegliendola con il cuore e con la testa.

Chi è felice si sposa. E chi si sposa perché è felice, ed è davvero felice di sposarsi, presto scopre che il suo matrimonio è così resistente che supera anche le notti insonni ad allattare, le rinunce da fare, i litigi, i momenti di difficoltà e di incomprensione, e chi più ne ha più ne metta.

Allora, prima di controllare se sono compatibile con il mio fidanzato, prima di metterlo alla prova per vedere se la convivenza funziona e se mi aiuta con i lavori di casa, prima di attaccargli un guinzaglio di ricatti per essere sicura che non mi lasci mai, prima di organizzare il matrimonio da sogno che mia madre ha sempre sognato per me, prima di iniziare un’avventura come se fosse una tappa forzata per stare bene con la coscienza…

…prima di tutto questo devo guardarmi dentro e farmi una domanda: mi sposo per cercare di essere felice o sono davvero, pienamente felice perché scelgo di sposarmi? E se la risposta è la seconda, allora non c’è statistica che tenga: la famiglia è davvero il più grande antidoto contro la tristezza e la solitudine.

 

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