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Ma i profeti esistono ancora oggi? Sì, ed ecco perchè...
Oggi Gesù ci scuote e ci incoraggia. Oggi, proprio oggi, Gesù comanda a tutti i nostri spiriti impuri di uscire da noi, perché possiamo affidare la nostra vita a Dio, per poter discernere la Sua volontà illuminati dal Vangelo, e portarla anche ai nostri fratelli.

di don Emilio Cannata, omelia del 28 gennaio 2018

Dopo le tante feste del periodo natalizio che abbiamo vissuto in questi mesi, dopo le serate passate in famiglia e le molte celebrazioni vissute con la comunità, oggi la Liturgia della Parola ci domanda un'attenzione particolare. Sì, perché la prima cosa che mi pare emerga dalle letture di questa domenica è che "ogni cristiano" e quindi ognuno di noi, "illuminato dal Vangelo, è in grado di discernere la volontà di Dio e di comunicarla ai fratelli". (F. Armellini)
Oggi, come ogni domenica, mi trovo su questo ambone a dover comunicare qualcosa di Dio, della sua Parola. Ma la prima lettura dice: "il profeta che avrà la presunzione di dire in mio nome una cosa che io non gli ho comandato di dire, o che parlerà in nome di altri dèi, quel profeta dovrà morire." E io spero di non avere mai la presunzione di dire qualcosa che non sia di Dio, ma di saper discernere la volontà di Dio per poterla comunicare a chi incontro.
Il Signore oggi ci sta ricordando che dopo le feste possiamo tornare a pensare e a vivere il nostro cristianesimo della quotidianità, percependo cosa Dio voglia da ognuno di noi. Infatti anche noi, ascoltando la Parola di Dio, pregando e volendo stare con Lui, abbiamo la possibilità di essere dei piccoli profeti.
Ed essere profeti non significa soltanto dire ciò che dice Dio.
Innanzitutto, essere profeti significa vivere insieme a Dio, ogni giorno, come cristiani.
Essere profeta, per ognuno di noi, vuol dire avere la capacità di ritagliarsi del tempo durante la giornata e dedicarlo a Dio, ascoltare la sua Parola, potersi andare a confessare e lasciare che la propria vita, nel piccolo, possa essere condotta dal Signore. 
Si è profeti perché così, con la nostra stessa vita, riusciamo a testimoniare quanto sia bello poter seguire il Signore, poter confessare a lui i nostri peccati, poter camminare con Lui.
Il Vangelo di questa domenica, ci dice che Gesù stava in una sinagoga, insieme ad altri fedeli e ad un certo punto inizia a parlare. Mentre parla, un uomo, posseduto da uno spirito impuro, inizia a gridare e chiede a Gesù "Che cosa vuoi da noi? Sei venuto a rovinarci?". Gesù risponde con due frasi brevissime: "Taci! Esci da lui!". Dice al demone che è dentro a quell'uomo "Taci! Esci da lui!".
Mi pare che Gesù voglia usare questi due verbi anche con ognuno di noi, che prova a vivere la fede cristiana: "Taci! Esci da lui!".
Penso a quanti tra noi sono pieni di preoccupazioni, quelle preoccupazioni che ci distraggono e ci fanno perdere la speranza quasi facendoci dimenticare che Dio c'è, che è Lui la nostra speranza. Questo potrebbe essere un demone che abbiamo dentro e a cui oggi Gesù dice "Taci, esci da lui!". Dice alle nostra preoccupazioni di uscire, di andare via, ci chiede di affidare queste preoccupazioni a Dio.
Penso anche a chi magari ha situazioni famigliari difficili. O a chi pensa solo a come accumulare denaro, o a chi ha nel cuore odio nei confronti di un familiare, di un amico, di un datore di lavoro, o a chi vive da egoista e non vuole cambiare... oggi Dio dice a tutti questi nostri demoni "Taci! Esci da lui!". 
Oggi Gesù ci scuote e ci incoraggia. Oggi, proprio oggi, Gesù comanda a tutti i nostri spiriti impuri di uscire da noi, perché possiamo affidare la nostra vita a Dio, per poter discernere la Sua volontà illuminati dal Vangelo, e portarla anche ai nostri fratelli.
Questo comando di Gesù è pieno di speranza, una speranza che ci dona la vera gioia. Se Gesù comanda a tutti i nostri demoni di andar via, vuol dire che ci dona anche la possibilità di guardare la realtà con occhi nuovi, con un cuore capace di amare, di essere liberi da tutti gli spiriti impuri che soffocano la nostra vita, la nostra crescita.
Con questo comando, mi pare che il Signore voglia invitare proprio noi ad ascoltare la sua voce, il suo grido, "Taci, esci da lui!", e così poterci affidare a Gesù. Ma seriamente, con responsabilità, sentendoci anche noi dei piccoli profeti che da oggi cammineranno a testa alta, con uno sguardo nuovo, bello e ricco di speranza.

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Corxiii
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