Nello sguardo di un altro – percorso di fede per ragazzi dai 14 ai 19 anni

nello sguardo di un altro

Quando ci hanno parlato del percorso per adolescenti Nello sguardo di un altro, noi di Corxiii abbiamo deciso di andare a testarlo di persona. Lo abbiamo trovato così bello e così completo da non poter fare a meno di consigliarlo a tutti i gruppi giovanissimi, come percorso che ogni diocesi dovrebbe far partire! Ecco di cosa si tratta e quali sono i suoi obiettivi, ce lo racconta Mattia Negri, il responsabile del progetto.

Quando ci ritroviamo davanti ad un ragazzo che inizia un cammino con noi, custodiamo nel cuore alcuni desideri, pregustiamo la gioia di veder crescere in lui alcuni frutti. Sono cinque anche se in verità ne racchiudono altri più piccoli. E sono frutti perché la logica degli obiettivi da raggiungere non ci appartiene; preferiamo scorgere la presenza di germogli e accompagnarne la maturazione; siamo consapevoli di non poter generare il risultato ma di essere semplicemente coloro che si preoccupano di coltivare un terreno perché il processo giunga a compimento.

1. Il primo è lo sviluppo dell’identità o scoperta del progetto di Dio. La possibilità data ad un ragazzo di rispondere alla domanda chi sono io?. Un cammino di comprensione di sé che porta alla scoperta di essere custodi di un tesoro che abbiamo ricevuto in dono; la consapevolezza di non essere soli a sviluppare questo progetto, ma accompagnati da Colui che ci ha creati; la certezza che si è responsabili di un tesoro che è chiamato a fruttare il centuplo già su questa terra non per una soddisfazione personale, ma per vederlo crescere nella vita dei fratelli.

2. Il secondo è la gestione matura delle relazioni. Perché ogni adolescente quando inizia una relazione di amicizia porta nel cuore il desiderio che sia per sempre. Purtroppo non è stato avvisato che il per sempre non si improvvisa, ma si costruisce, giorno dopo giorno, apprendendo gli strumenti che custodiscono una relazione e allontanando tutti quei comportamenti che la mettono in pericolo.

3. Il terzo è la gestione matura del mondo affettivo. Perché l’adolescente vive l’esplosione di questo ambito della vita. E spesso non sa come gestirlo. Due domande accompagnano questa maturazione: Che uomo o donna voglio diventare? Che coppia voglio costruire? La psicologia parla di mentalizzazione, ossia la capacità di accogliere le trasformazioni che stanno accadendo nel corpo e saper dare un senso ai gesti compiuti attraverso di esso. La teologia porta a compimento tutto questo dicendo che il corpo è il luogo della manifestazione dell’amore che abita in una persona. E la sessualità porta con sé tutta la bellezza di gesti ai quali va restituito un senso profondo, perché non siano vissuti con superficialità. Essa è la manifestazione di una comunione di cuore e di una responsabilità che se non sono presenti nella relazione di coppia rischiano di farla disgregare fino a farla cessare.

4. Il quarto è entrare nella logica upsidedown del Vangelo. Quella per cui essere in cammino verso la felicità porta con sé la necessità di capire e vivere le beatitudini, ossia di permettere all’amore di dare un senso al nonsenso dell’essere afflitti, dell’essere perseguitati (leggi bullizzati per i ragazzi). Quella che vuole essere operatrice di pace in un mondo fortemente votato all’incapacità di gestire il conflitto in modo adeguato. Quella che non si pone obiettivi o che non si basa sulla logica dei risultati, perché ha imparato, come dicevamo all’inizio, che si tratta di coltivare un terreno per poter veder maturare i frutti.

5. Il quinto è scoperta della presenza del Padre. Ossia essere capaci di vivere una relazione profonda con un Padre, che attraverso la sua Parola, ha la possibilità di consegnarci consigli importanti in relazione alle sfide che ogni adolescente è chiamato ad affrontare nella sua quotidianità. È quindi un frutto trasversale agli altri perché permette di portare a compimento tutti i precedenti. E farlo non semplicemente per uno sforzo personale, non solo per l’aiuto di educatori che si sanno prendere cura, ma soprattutto per la presenza di un Padre provvidente che ha cura dei propri figli.

di Mattia Negri – responsabile del progetto

Se vuoi far partire il percorso anche nella tua parrocchia o nel tuo vicariato, o vuoi saperne di più, contatta l’associazione  Nello sguardo di un Altro!