Settimana santa Pasqua omelia

Siamo pronti? – Una settimana per prepararsi alla resurrezione

di don Filippo Gorghetto

Sei pronto? Siamo entrati nella Settimana Santa, con questa domenica delle Palme che ci regala un invito ad ascoltare (il Signore mi ha dato una lingua da discepolo… ogni mattina fa attento il mio orecchio, dice Isaia), una fotografia -in modalità “live”- della umiliazione/glorificazione di Gesù, e un lungo racconto (la Pàssio) che ci conduce passo passo al calvario.

Questa, in sintesi, è la liturgia della parola di oggi, un caldissimo invito a partecipare alla sua Pasqua, a essere partecipi della sua passione, morte e risurrezione. Nulla di più.

Nulla nel senso che qui non stiamo parlando di filatteri (le frange degli abiti ebraici) o di orpelli, non stiamo discutendo del “di più”. Qui siamo al centro, al nocciolo, nel nucleo della fede. E ce lo teniamo ben stretto: solo questo. Perché ci basta.

San Gregorio Nazianzeno in uno dei suoi discorsi si concentra proprio sulla necessità di andare all’essenziale per partecipare alla Pasqua di Gesù. Così scrive:

Siamo pronti a patire con Cristo e per Cristo, piuttosto che desiderare le allegre compagnie mondane.  Se sei Simone di Cirene prendi la croce e segui Cristo. Se sei il ladro e se sarai appeso alla croce, se cioè sarai punito, fai come il buon ladrone e riconosci onestamente Dio, che ti aspettava alla prova. Egli fu annoverato tra i malfattori per te e per il tuo peccato, e tu diventa giusto per lui. Adora colui che è stato crocifisso per te. Se vieni crocifisso per tua colpa, trai profitto dal tuo peccato. Compra con la morte la tua salvezza, entra con Gesù in paradiso e così capirai di quali beni ti eri privato. Contempla quelle bellezze e lascia che il mormoratore, del tutto ignaro del piano divino, muoia fuori con la sua bestemmia. Se sei Giuseppe d’Arimatèa, richiedi il corpo a colui che lo ha crocifisso, assumi cioè quel corpo e rendi tua propria, così, l’espiazione del mondo. Se sei Nicodemo, il notturno adoratore di Dio, seppellisci il suo corpo e ungilo con gli unguenti di rito, cioè circondalo del tuo culto e della tua adorazione. E se tu sei una delle Marie, spargi al mattino le tue lacrime. Fa’ di vedere per prima la pietra rovesciata, vai incontro agli angeli, anzi allo stesso Gesù.

Quanto possiamo ritrovarci in queste parole. Se sei una mamma che soffre per il suo bambino ammalato… se sei un padre a cui il figlio risponde male, se sei uno studente che non ne viene fuori in matematica, se sei una famiglia che sta facendo fatica, se sei un anziano a cui sembra di ricevere poche attenzioni, se sei un operaio lontano dalla sua famiglia, se sei un lavoratore stanco dei turni di notte, se sei una donna che non si sente accolta, se sei un ragazzo che si sente bullizzato, se sei un consacrato che fatica nella fede, se sei un catechista che non riesce più a trasmettere Gesù, se sei un artista privo  di ispirazione, se sei un giovane che nessuno ascolta, se sei un innamorato il cui amore non è corrisposto, se sei qualcuno che ha perso una persona cara, se sei…

Se sei lì, nella tua condizione, davanti a quella croce, senti che Gesù ti rende partecipe del suo mistero, e come Lui ha voluto rimanere lì, appeso a quel mistero, così tu rimani lì, perché è solo rimanendo lì che il Signore si rende presente, ci dona la sua grazia, ci fa sentire la sua brezza leggere che rinfranca il cuore.

Sentiamo che l’affermazione iniziale di San Gregorio è per noi una domanda: Siamo pronti a patire con Cristo e per Cristo, piuttosto che desiderare le allegre compagnie mondane? E dopo essere rimasti lì, sotto lo croce partecipi di quel mistero, saremo sicuri di rispondere: sì, siamo pronti!

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