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Tu sei figlio amato!
Omelia di don Sebastiano Bertin nel giorno del Battesimo del Signore Anni fa sono stato in una missione in Kenya, per un mese. Ero in una comunità per disabili, ed è stato proprio bello... ma la cosa strana di questa piccola comunità è questa: uno degli ospiti, che aveva la sindrome di down, festeggiava il compleanno […]

Omelia di don Sebastiano Bertin nel giorno del Battesimo del Signore

Anni fa sono stato in una missione in Kenya, per un mese. Ero in una comunità per disabili, ed è stato proprio bello... ma la cosa strana di questa piccola comunità è questa: uno degli ospiti, che aveva la sindrome di down, festeggiava il compleanno ogni mese. Ogni mese!

E la cosa bella è che in quella comunità quando si compiono gli anni si fa così: al taglio del dolce non si mangia fino a che tutti non abbiano detto una cosa bella della persona festeggiata.

Questo ragazzo, che ha la mia età, si chiama Kababa, ed è felicissimo quando arriva il giorno del suo compleanno - che in realtà è un "complemese" - perché ha un bisogno infinito di sentire le cose belle che gli altri pensano di lui. 

Adesso, non voglio sembrare strano, ma anche in me c'è un po' il desiderio che porta dentro Kababa. Che lo vogliamo o no, tutti noi abbiamo un Kababa dentro di noi che desidera che le cose buone di lui siano riconosciute.

Nel momento del battesimo di Gesù, il Padre parla del Figlio, e lì appare tutto l'amore che c'è tra loro, che è lo Spirito. Il battesimo di Gesù non vuole dire che "anche Gesù si è fatto battezzare", ma vuole esprimere cosa pensa Dio: “tu sei il mio figlio amato”. Mi piace ciò che sei.

In te ho posto il mio compiacimento” forse vuol dire "mi piace ciò che sei".

Anche se sono un sacerdote mai all'altezza delle aspettative? Sì. Mi piace ciò che sei.

Anche se il mio matrimonio è in crisi? Sì. Mi piace ciò che sei.

Anche se i miei genitori preferiscono mio fratello perché a scuola è più bravo? Sì. Mi piace ciò che sei.

Anche se sono in un peccato grave? Sì. Mi piace ciò che sei benché io non sopporti il tuo peccato.

Ecco cosa vuol dire essere inseriti in questo amore tra Padre e Figlio, essere inseriti in un rapporto con Dio, in cui Dio ti dice "tu sei il mio Figlio amato". Il battesimo è immergersi nella vita, morte e risurrezione di Cristo, nel suo inabissarsi e farsi risollevare dal Padre, come un bambino che viene rialzato dopo esser caduto.

Questo è il dono del battesimo, realizzare la parola che ti dice "tu sei il mio Figlio amato". È dare spazio al desiderio che ha Kababa, e che abbiamo tutti noi. Per questo la Chiesa concede questo dono anche ai neonati, perché nemmeno a 90 anni avremo la piena consapevolezza di cosa voglia dire essere cristiani, inseriti nella vita di Cristo, meta dell'amore del Padre.

Così impariamo a corrispondere all'amore del Padre. Credo che nessuno resti indifferente quando si sente dire "ti amo". Inevitabilmente, a meno che non lo/la friendzoniamo, si accende in noi il desiderio di corrispondere, no? E questo accade anche con Dio...

Un solo compleanno sarebbe stato troppo poco per Kababa, che era felice di ricevere una parola buona in ogni complemese. Ma sarebbe stato ancora più contento se fosse stato un complesettimana!

E quel complesettimana, noi ce l'abbiamo, ognuno ha la possibilità di viverlo: Dio si è inventato un modo per dirci che ci inserisce in una relazione con Lui, abbiamo un appuntamento ogni settimana, con cui Dio ci tiene a dirci "tu sei il Figlio mio, l'amato, mi piace ciò che sei".

Lo stiamo celebrando. Non si può non corrispondere!


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Corxiii
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