Santi morti o morti santi? Ecco il perché di queste due feste

santi morti o morti santi?

di don Filippo Gorghetto 

In molti momenti dell’anno, la Chiesa mi stupisce la sua saggezza. In alcuni momenti, più che in altri. Il momento che sta per arrivare è uno di questi: 1 novembre il ricordo di tutti i santi, 2 novembre il ricordo di tutti i defunti.

Sono categorie che si escludono? Forse no, tutti i santi sono defunti, e qualche defunto è anche santo. Dobbiamo festeggiare tutti quelli che non si trovano nel calendario? Forse, ma non credo sia solo questo. Dobbiamo ricordare qualche defunto della storia che nessuno più ricorda? Beh, a livello di nomi  ricordare tutta la storia è un po’ complicato, ma per contro ad ogni messa ricordiamo tutti i defunti; e quando si dice tutti, è proprio tutti. No, non è per questi motivi che la Chiesa sarebbe saggia.

È saggia perché accostare queste sue feste (sì, chiamiamole pure feste, perché ricordare qualcuno che ci ha voluto bene e con cui il Signore ci ha concesso di condividere un pezzo di vita è bellissimo!) non è da tutti, anzi. Proporre questa combo in un mondo che promuove solo i supereroi e nasconde la morte, è un rischio, un azzardo.

Ma questo particolare duetto ha in sé una carica enorme. Perché il legame tra la morte e la santità è talmente stretto che celebrarle distanti non ne farebbe comprendere la grandezza (saggezza per saggezza, pensiamo che il giorno dopo Natale, in cui nasce il santo dei santi, ricordiamo il primo martire, scusate se è poco).

Quanto è bello allora ricordarci che il destino della nostra vita è la santità, è la vita piena, è la vita che, se ha fatto sul serio la volontà del Signore, si realizza pienamente. E che per quanto ci sia un momento in cui la vita terrena decide di spegnersi, se ha raggiunto la sua pienezza, questa sarà eterna. Sarà eternamente santa. Sarà santamente eterna. E quel distacco, per quanto doloroso, non è che la conferma che la pienezza su questa terra è proprio la santità.

Giusto per capire: non vi va di pensare che non tutto è finito, non tutto è perduto, ma quelle persone che andiamo a trovare in cimitero sono vive? Che sono vive in eterno? Se vi va, è da pazzi è vero. Ma è bellissimo, perché ci ricorda che anche noi siamo destinati a quello, che la nostra vita qui, che un giorno incontrerà il suo 2 novembre, può essere già vissuta come se fosse l’1 novembre. Perché per meno di questo, diciamocelo, la vita non ha senso.

Godiamoci allora questi due giorni. Senza paura, dosiamo tra loro la gioia della santità e la tristezza che ancora forse un po’ ci prende per qualche caro che è stato davvero caro. Nella consapevolezza che non c’è niente di meglio che vivere in santità e pienezza tutta la vita.

Ps: forse in questi giorni si è parlato molto anche di Halloween. Il giorno in cui capiremo sul serio la preziosità della nostra tradizione, il modo consumistico e pauroso di festeggiare Halloween rimarrà un piccolo giochetto per passare un po’ il tempo. Il vero senso di questi giorni – e perfino di Halloween – non è una parentesi di buio ma è rullo di tamburi, PIENEZZA DI VITA, VITA TOLTA E DONATA: in una parola, SANTITÁ.

Riprendiamoci Halloween – 4 cose che non sapevi su questa festa

Halloween 2018

di Andrea Navarin

Riprendiamoci Halloween. Sembra un urlo di guerra, soprattutto se pensiamo alle polemiche nate intorno a questa festa. Non solo per le sue derive consumistiche, per il suo dissonante “innesto” americanizzato nella tradizione italiana, ma anche e soprattutto per uno stile macabro e lugubre che è proprio l’opposto della gioia cristiana nella resurrezione.

In realtà, è proprio di vita che si dovrebbe parlare in questi giorni. Nel tempo, Halloween è diventata una carnevalata dal gusto horror, che celebra le tenebre e scherza con la morte quasi per scaramanzia, con il rischio di cadere in rituali e atteggiamenti che di cristiano hanno ben poco… anzi! Eppure, all’inizio, Halloween era una festa cristiana di origine celtico-irlandese. Basti pensare al nome, All Hallows’ Eve, cioè “vigilia di tutti i santi”. Si parlava di morti, sì, ma per vegliare con loro fino all’alba, in un clima di profonda comunione, fino cioè all’arrivo della luce.

Allora riprendiamoci Halloween, ma non così come ce la propone il mondo, con i vampiri e con le streghe. Riprendiamocela partendo dai suoi 4 simboli principali, per capire come poter approfittare di questa “festa” per riflettere sulla vita, sulla morte, sulla vita eterna, sulla santità.

1. La zucca. La zucca vuota ricorda Jack o’ Latern che si ispira al personaggio di un racconto irlandese, Stingy Jack. Si narra che quest’uomo molto avaro invitò Satana a bere, offrendogli l’anima in cambio di uno scellino, poca roba… Presa la moneta, la pose accanto ad un crocifisso e ciò impedì al diavolo di prendergli l’anima. Una volta morto, però, al povero Jack fu impedito non solo di accedere al paradiso ma anche all’inferno, tanto che il diavolo lo colpì al volto con un tizzone ardente e lo condannò a vagare per la terra con il volto in fiamme. Di personaggi furbi, o che si credono tali, e che cercano di farla in barba al diavolo ce ne sono tanti! Questa favola ha una morale: insegna che bisogna stare molto attenti a scherzare con il male, perché c’è sempre alla fine un prezzo da pagare.

2. Il lumino. Si collega alla zucca, per l’uso di mettere una luce dentro queste dopo averle scavate. La tradizione nasce dal capodanno celtico chiamato Samhain, una festa ripresa e rielaborata dal cristianesimo, che segnava la fine dell’estate e l’inizio dei mesi più freddi. In un periodo dell’anno in cui cessano le attività umane, si entra in una sorta di “morte apparente”. Tuttavia, la vita nel sottosuolo continua a crescere (pensiamo ai semi); quindi, il mondo dei morti, l’aldilà (sottosuolo) è in realtà un mondo pieno di vita. Per i Celti, questi giorni erano sacri ai morti e si credeva che le loro anime avessero il permesso di tornare sulla terra per festeggiare con la propria famiglia. Non erano le forze oscure a riportare indietro i morti, ma il ricordo e l’amore dei vivi che li celebravano gioiosamente. Niente a che vedere quindi con il terrore degli spiriti maligni, ma una festa di comunione tra i vivi e i morti. Venivano allora poste fuori dalle case delle torce o delle rape cave illuminate da candele, per far sì che i morti potessero trovare la loro strada. Se ci pensate, anche noi poniamo un lumino sulle tombe dei nostri cari defunti. Il lumino indica che il defunto è vissuto nella luce della fede e si invoca, come recita l’Eterno riposo, su di lui la luce perpetua, la luce di Dio e della risurrezione. Ma è anche un modo per dire che finché accendiamo una luce per loro, c’è sempre qualcuno che li ricorda, prega per loro e mantiene viva la loro memoria.

3. Lo scheletro. Quanti se ne vedono in giro in questi giorni: nei negozi, in televisione, nei travestimenti! A dire la verità, i cattolici irlandesi, diretti discendenti dei Celti, ma anche altri popoli, avevano l’usanza di accatastare teschi perché si pensava che i defunti, per un certo tempo, appartenessero a entrambi i mondi dei vivi e dei morti. Preparavano persino dei dolci con questa forma. Ma, al di là di questo, su una cosa Halloween ha ragione: possiamo prendere in giro la morte! Non certo travestendoci da vampiri, mostri, streghe per far prendere paura agli altri; ma perché Qualcuno, ovvero Gesù, l’ha sconfitta. E anche se continuerà a spaventarci, perché la morte fa paura, sappiamo che non ha l’ultima parola e viene già sconfitta dall’amore che ancora ci tiene legati ai nostri cari defunti.

4. Il dolcetto. Nell’antica festa celtica, che il cristianesimo ha poi fatto propria, i morti che tornavano alle loro case di un tempo dovevano trovarvi una tavola apparecchiata. Se così avveniva, facevano ritorno contenti nelle loro tombe, altrimenti si lamentavano con i vivi. In questo modo, ci si augurava di avere di che mangiare e bere per tutti, compresi i propri defunti, per tutto il lungo inverno, in un’epoca in cui la carestia e la fame erano più frequenti di adesso. Da qui la tradizione del ritornello “scherzetto o dolcetto” di Halloween. Ancora una volta un segno positivo e pieno di speranza! Dovete sapere che in tutta Italia esistono numerose tradizioni legate alle festa di Ognissanti e dei defunti (in Puglia si prepara una cena apposta per i morti), e in molti casi si anticipano i doni che si scambiano a Natale o alla Befana. Un’usanza molto comune consiste nel preparare appunto dei dolci. In Veneto, regione con forti radici celtiche, oltre a svuotare le zucche per essere trasformate in lanterne, dette lumere, con dentro una candela che rappresentava l’idea di risurrezione, moltissimi piatti sono dei dolci, ad esempio il pan dei morti, realizzati con biscotti secchi sbriciolati e frutta secca. A sottolineare che la vita è cosa buona, che anche la morte non ci deve lasciare un gusto amaro.

Allora, riprendiamoci Halloween per ricominciare come cristiani a parlare della morte senza averne terrore, a celebrare la santità e la vita eterna, a dare una nuova speranza a chi ha bisogno di sdrammatizzare solo perché ha paura. In un mondo che si diverte a scherzare con streghe e fantasmi, immersi nelle tenebre, mostriamo la bellezza della luce e della santità!

Buona vigilia di tutti i santi!

Notte dei Santi 2017 – Fai brillare la tua luce!

la notte dei santi

   Con la fine del relax estivo e l’inizio ufficiale dell’autunno, anche Corxiii riparte con una proposta tutta luminosa per festeggiare la vigilia di tutti i Santi, il prossimo 31 ottobre, per vivere alla grande la Notte dei santi!

L’obiettivo? Diffondere nella nostra città, nel nostro gruppo di amici, nei luoghi in cui abitiamo la bellezza della santità e la gioia della fede!

Parola d’ordine? LUCE! Sì, perché tu, proprio tu, sei stato creato per la luce. Ancora di più, sei chiamato ad essere luce, a trasformare la tua vita in un inno di gioia e di bellezza.

“Voi siete la luce del mondo”. E quindi, visto che la luce deve diffondersi e illuminare ogni luogo, abbiamo bisogno della tua collaborazione: anche tu puoi creare il tuo piccolo evento per la Notte dei Santi 2017!

È molto semplice, ora ti spieghiamo la nostra idea
in 6 brevi passaggi per vivere alla grande la Notte dei Santi:


1. QUANDO?
La sera del 31 ottobre, vigilia della Festa di tutti i Santi.

2. CHI? Coinvolgi i tuoi amici, il gruppo giovani della parrocchia, il tuo parroco, la tua famiglia, chiunque.

3. COSA? Dai vita ad un momento di preghiera, un’adorazione, un rosario, una testimonianza di luce.

4. COME? Nella gioia e nella festa, accompagnando alla preghiera una cena, un aperitivo, una castagnata, una serata di canti, balli e risate.

5. PERCHÉ? Per seguire le orme dei Santi, uomini e donne come te che hanno scelto di vivere da Figli della Luce!

6. DOVE? Ovunque ti trovi! Illumina la tua piccola parte di mondo, la tua famiglia, la tua città. Ricorda che anche una sola piccola luce può squarciare il buio!


FAI BRILLARE LA TUA LUCE NELLA NOTTE DEI SANTI ! 

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“Voi siete la luce del mondo; non può restare nascosta una città che sta sopra un monte, né si accende una lampada per metterla sotto il moggio, ma sul candelabro, e così fa luce a tutti quelli che sono nella casa. Così risplenda la vostra luce davanti agli uomini, perché vedano le vostre opere buone e rendano gloria al Padre vostro che è nei cieli.” (Mt 5, 14-16)

 

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