Rendere a Cesare ciò che è… di chi???

Per capire che bisogna rendere a Cesare quello che è di Cesare, e a Dio quello che è di Dio, bisognerebbe capire che cosa è di Cesare e che cosa è di Dio.
Dare a Cesarea e dare a Dio.

don Filippo Gorghetto

Per capire che bisogna rendere a Cesare quello che è di Cesare, e a Dio quello che è di Dio, bisognerebbe capire che cosa è di Cesare e che cosa è di Dio.

Che cosa allora è di Cesare e che cosa è di Dio? Basterà una moneta a decretarlo? No, forse no.

Credo che Gesù non volesse scagliarsi contro chi non capiva la distinzione tra divino e umano (in fondo in fondo, c’è di mezzo l’incarnazione, che non è troppo facile da capire) bensì contro chi confonde quello che dovrebbe dare a Cesare e quello che dovrebbe dare a Dio.

Potremmo leggerla così, in modo un po’ superficiale: vediamo tutti santi giorni come non sia facile rendere a Cesare quello che è di Cesare – e pensiamo a quante persone evadono le tasse, fanno fatica ad essere onesti -, e come non sia facile rendere a Dio quello che è di Dio – e pensiamo a quanto è facile dimenticarsi di pregare, di fare una vita secondo il Vangelo, quanto può essere (soprattutto per tanti giovani) una seccatura andare a messa la domenica… E chi più ne ha, più ne metta.

Ma possibile che Gesù si sia fermato solo a fare la predichetta e a dare la regoletta? No, troppo strano. Perché se incrociamo la regola, capiamo che in palio c’è ben di più! C’è il rischio di rendere a Cesare quello che è di Dio e soltanto di Dio.

Attenzione, lo ripeto: dare a Cesare quello che è di Dio, dare a Cesare quello che lo stesso Cesare non saprebbe neppure da che parte prendere e comprendere.

Dopo tutto però, in un mondo che fa fatica a riconoscere Dio, non ci resta che Cesare. E pensiamo a quante cose stanno andando in mano a Cesare:

La vita, che ha sempre più la possibilità di essere gestita e decisa dalla tecnologia e del progresso scientifico, più che da un gesto di amore; una vita sempre più curata, sempre più alimentata (e come…), sempre più visitata; ma, forse, mai pienamente vissuta e amata (e il paradosso è che a volte andiamo in palestra amando più il nostro ego che il nostro corpo e la nostra salute).

Sta andando in mano a Cesare l’educazione, che vive più di leggi e norme che di presenza e di accompagnamento; che sembra sempre più lasciata al caso, all’ultimo pensiero, all’ultima teoria, piuttosto che essere guidata da chi ha scritto i nostri nomi nel cielo.

E sta andando in mano a Cesare la morte che, per quanto non sia un momento facile da affrontare, è sempre più in mano a se stessi: è diventata una decisione dell’uomo, che cerca di allontanarla ad ogni costo, o di farla arrivare il prima possibile.

Sembra quasi, mi sia concesso, che non sia questione di fede: di alcuni aspetti, semplicemente l’uomo non può portarne il peso.

C’è qualcosa che è di Dio, e solo suo.

E grazie a Dio, verrebbe da dire.

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Corxiii

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