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Come può del pane dare senso alla tua vita?
Se tu avessi la possibilità di realizzare, concretizzare, dare un senso ai tuoi desideri, i tuoi sentimenti, i tuoi affetti, i tuoi bisogni...cosa faresti?

di don Filippo Gorghetto

"Io sono il pane della vita". È una delle tante frasi che ci accompagneranno per le prossime 4 domeniche del tempo ordinario.

Leggeremo infatti, con calma, passo dopo passo (domenica dopo domenica, in realtà), il capitolo 6 del vangelo di Giovanni, composto dalla distribuzione miracolosa di Gesù del pane e del discorso sul medesimo.

Ci sono tante frasi che potremmo riportare, sono tutte belle, tutte significative. Si intrecciano tutte con le altre letture che incontreremo. All'inizio di questo percorso può essere interessante darsi una chiave di lettura, per non perdersi nella densità e nella bellezza delle parole di Gesù.

Seguendo il "miracolo" di Gesù e il suo dialogo con chi non ha capito il suo gesto, la cosa che stupisce di più è proprio il fatto che, appunto, questo gesto non sia proprio stato capito.

Non che fosse facile capire: di sicuro la notizia della "moltiplicazione" (così l'hanno vista i presenti) ha fatto il giro dei paesi limitrofi, è passata di bocca in bocca lasciando stupiti molti. E tutti a discutere, parlare, forse sparlare, di Gesù. Il più like-ato dell'epoca.

Non hanno capito, allora, nel senso che non hanno voluto capire, non hanno voluto cercare di vedere attraverso quello che stava capitando un messaggio molto più profondo. In fondo, chiedono a Gesù: ma come fai a darci un pane che non ci farà avere mai più fame? Come fai, tra l'altro, ad essere tu quel pane? Impossibile. Per cui, chiuso il discorso.

Che può essere molto tranquillamente quello che capita a noi, nel rapporto con Gesù. In fondo, che cosa può fare, che cosa può dare alla nostra vita? Può Gesù dare senso alla nostra vita? Può uno che è morto per noi in croce, dopo tutte le promesse di instaurare un regno, dare gusto alla nostra vita???

In fondo, era questo che Lui voleva fare: darci un senso. Darci una direzione. Darci un ordine. È Gesù stesso che è consapevole che non solo il pane non sfama: "i vostri padri hanno mangiato il pane che è venuto dal cielo nel deserto (come avevano chiesto, ndr), ma sono morti". Gesù vuole dirci che c'è un pane, quello eucaristico, quello donato, che può dare un senso alla vita, a tante vite che forse di vita non ne vogliono sapere più.

E noi, come 2000 anni fa, facciamo fatica a capire l'intenzione di Gesù, facciamo fatica a sentire che quella distribuzione miracolosa aggiustava la vita e non lo stomaco. Facciamo fatica ad andare oltre, perché alle volte siamo presi da ciò che è immediato, tangibile, soddisfacibile al momento.

Invece Gesù dice "io sono il pane della vita", perché attraverso quel pane ci dona la sua vita per la nostra, di vita. Alla fine del discorso dirà: "e il pane che io vi darò è la mia carne per la vita del mondo". E il pane della vita non è altro che la possibilità di realizzare, concretizzare, dare un senso ai nostri desideri, ai nostri sentimenti, ai nostri affetti, ai nostri bisogni.

Se questa è la chiave di lettura, uno l'atteggiamento: lasciamoci affascinare da queste parole, lasciamoci prendere. Aspettiamo un po' prima di dire che non è possibile, che non è vero, che è un bel discorso ma la vita è un'altra cosa.

Lasciamo nel nostro cuore lo spazio a Gesù, perché possa riempirci di Lui, perché ci faccia gustare la vita, quella che Lui ha totalmente donato, come nessun altro è in grado di fare.


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Corxiii
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