Dodici meno dodici… fa strano

di don Filippo Gorghetto

“Volete andarvene anche voi?”, chiede Gesù ai dodici che rimangono, dopo che il resto di quelli che lo seguivano se ne era andato perché il discorso che il Maestro ha fatto sul pane di vita è troppo duro. Così come sono dure, spesso, tante altre parole che Gesù ha pronunciato durante la sua predicazione.

Volete andarvene anche voi? Forse è una domanda che ormai conosciamo e ci dice poco, forse non riusciamo a rivivere la scena e non ci rendiamo conto dell’aria che tirava. Ma la situazione che si è creata è matematicamente (ma non solo) imbarazzante: Gesù è rimasto con i 12, e se anche loro se ne fossero andati sarebbe rimasto da solo. Tanta predicazione, tante chiamate, tanta preghiera notturna per instaurare quel Regno di cui parlava e, in attesa della loro risposta, Gesù stava correndo il rischio di non essere seguito da nessuno.

A parte che forse ci sarebbe da riflettere sul fatto che se Gesù stesso ha fatto un po’ di fatica a evangelizzare, non dovremmo pensare che per noi sia così scontato. Ma ha anche senso, credo, cercare di capire perché si è giunti a questa ipotetica sottrazione pari a zero discepoli al seguito (e chissà con quanta amarezza).

Ci aiutano sempre le parole di Gesù: “questo vi scandalizza?”. Perché i discepoli si sono scandalizzati della bellezza della proposta di Gesù, preferendo la stoltezza di un pensiero affaticato e annebbiato.

È vero, non è facile accogliere, accettare certi discorsi di Gesù, la Sua Parola è sempre stata dura e sempre lo sarà: il giovane ricco se ne è andato, i farisei volevano addirittura in alcune occasioni ucciderlo, uno lo ha tradito, il suo successore non accoglie -anzi- l’annuncio della morte del Maestro. E di episodi così il Vangelo (e la storia della Chiesa) è pieno.

Ma se la Sua Parola ancora ci scandalizza, vuol dire che il mondo non sa più guardarsi, non sa più riconoscere un ordine che ha e che l’uomo, lungo i secoli, in alcune occasioni non ha saputo salvaguardare.

In tante situazioni forse non possiamo fare nulla e gli esempi che tra poco faremo ci sono distanti, ma fanno riflettere.

Ci sono momenti in cui abbiamo una cura dettagliata per gli animali (che ci sta, eh, San Francesco docet), ma non abbiamo ancora risolto il problema della fame del e nel mondo. Dobbiamo accogliere nella Chiesa le coppie “diverse”, modificando l’idea stessa di famiglia per essere più inclusivi, ma tanti fratelli poveri, senzatetto, fragili, con due braccia, due gambe, un volto, un anima, che hanno bisogno di cibo, cure, accoglienza e sostegno, loro no.

Forse, ma proprio forse, Gesù direbbe: non vi scandalizzano quelli che si drogano per sballarsi e vivono una vita senza senso, e invece vi scandalizzano quelli che vanno a messa tutte le domeniche, quasi fossero dei pazzi? Vi scandalizzano quegli uomini che trattano male le donne, in modo diversi ma comunque inconcepibili, e non vi scandalizzano quegli uomini che sfruttano le donne lungo una strada di sera come se fosse tutto legale e morale?

Non è facile pensare come il Vangelo, non è facile viverlo secondo le “istruzioni” che dà. Alle volte, a cercare di viverlo coerentemente e integralmente, il rischio sembra davvero di restare da soli.

Eppure già il sapere che, anche quella volta, almeno 12 sono rimasti, ci da un po’ di speranza. E poi, sapere che chi resta, resta perché solo le parole di Gesù sono le uniche che danno la vita eterna, ci fa capire che anche dopo 2000 anni possiamo seguire una Parola che ha sapore di Paradiso. Sul serio!

Non scandalizziamoci allora se il mondo non capisce chi vive il Vangelo, se il mondo con le sue logiche vorrebbe (alle volte forse anche consapevolmente) annebbiare il nostro pensiero, la nostra coscienza e la nostra volontà. Perché l’unico scandalo -nei secoli dei secoli- sarà di chi non capisce la bellezza di una vita vissuta secondo il Vangelo.

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