Ci sono i maschi e ci sono le femmine. Naturale, no?

di don Filippo Gorghetto

Uno dei giochi che va più di moda in questo momento storico è il gioco di ruolo. Non ci sono pedine, non ci sono dadi, ma ci sono relazioni tra personaggi. Anche la vita, quella vera, ha i suoi “giochi di ruolo”. Uno dei più affascinanti è il “gioco” tra maschi e femmine, e uno degli ambienti in cui si può osservare meglio questo gioco è il mondo della scuola.

E quanto bello è vedere come di anno in anno questo “gioco” cambi continuamente, maturi fino ad una pienezza che non porterà mai al diventare marcio (come può capitare con i frutti, ad esempio), ma solo alla pienezza della vita. In fondo questo “gioco” manifesta davvero la bellezza della vita, così com’è!

Quando sono piccoli, sopratutto nei primissimi anni di scuola, la distinzione fondamentale a cui maschi e femmine tengono molto è, fondamentalmente, la porta del bagno che scelgono. Sempre che la indovinino! Ma poi, al di là delle tipiche attitudini maschili o femminili, solitamente si gioca insieme. Ci sono i maschietti, ci sono le femminucce, la questione spesso è chiusa qui.

Negli anni delle elementari le cose cominciano a cambiare. Non solo perché, “inspiegabilmente”, le bambine tendono a giocare tra di loro, e i bambini a cominciare ad emulare i campioni della loro squadra del cuore, ma anche perché si comincia a vedere una certa, abbozzata ricercatezza nel vestire, sopratutto nelle bambine: non importa il colore, ma far notare che “sono una bambina” ci sta. Il bambino, invece, quando ha un abbigliamento che gli permetta di correre o calciare un pallone, o un paio di pantaloni che possano sporcarsi di verde durante una scivolata o possano strapparsi per una caduta, solitamente è soddisfatto.

Passando ai primi anni di medie, le cose cambiano ancora. C’è un denominatore comune: “devo farmi vedere, ovviamente senza farmi notare”! E così le ragazze devono stare attente a come si vestono, a con chi stanno, ci si trova a gruppetti a chiacchierare (chissà poi di cosa!), i capelli vanno curati. I maschietti insistono sui giochi tra di loro, entrando però in quella fasi di conquista per cui si comincia ad avere un obiettivo nella vita; poi comunque ci si tiene un po’ di più al fisico, i capelli devono essere come quelli dei personaggi famosi.

Tenendo conto di questo: non si cresce tutti allo stesso modo, qualcuno ci arriva prima, qualcuno ci arriva dopo. Perché? Non c’è un perché, è il mistero della vita che cresce.

Alle superiori, ormai, se le ragazze cominciano a diventare delle signorine, i ragazzi diventano degli “ometti”. Perché se si esce la sera bisogna cercare di vestirsi bene, perché non c’è più il problema di farsi vedere senza farsi notare ma comincia l’emozione della prima cotta, del primo stare insieme a qualcuno, di una definizione dell’identità sempre più forte (anche perché con il passaggio alla scuola superiore si fanno già grandi scelte di indirizzo nella vita).

Le ragazze si riscoprono sempre più donne, i ragazzi sempre più uomini. Ormai ci sono cose da maschi e cose da femmine, ci sono sere in qui si esce solo ed esclusivamente tra amiche o tra amici.

Si potrebbe andare avanti, ma ci si può fermare, perché basta questo per dire che la vita è SPETTACOLARE!!! È troppo bello vedere come tutto questo capita così, naturalmente: se la vita andasse avanti per conto suo, sarebbe così!

E questo gioco che è sempre lo stesso ma che cambia continuamente, che regala emozioni, ferite, gioie, dolori, stupore, delusioni, è troppo affascinante. È la vita che va avanti, che si fa strada in ogni persona che, pian piano, si sta costruendo. E ogni irruzione volontaria dall’esterno non fa che deviare questa crescita, addirittura con il rischio di interromperla.

Tra l’altro, se possiamo permetterci, fa pensare che chi ha provato a dire il contrario, si sia dovuto ricredere, come nel caso della Svezia. Semplificando un po’, sperando di non travisare lo studio fatto, per vent’anni nelle scuole dagli 1 ai 7 anni non hanno voluto dare indicazioni sul genere sessuale, per cui niente diversità di colori, niente giochi diversi.

Bambini tutti uguali, neutri (addirittura non si diceva più lui o lei, ma solo il pronome neutro). Dopo vent’anni, il risultato: maschi e femmine si rispettano di più (in quanto maschi e in quanto femmine), che era quello che ci si aspettava, ma allo stesso tempo – e questo non era previsto – si è notato che i maschietti, crescendo, si comportavano autonomamente da maschietti, e le femminucce da femminucce.

Tanto per capirsi: i maschietti sistematicamente si ritrovavano a giocare con le macchinette, le femminucce con le bambole; potrebbe sembrare uno stereotipo immaturo, fondamentalmente però la sostanza è quella (al massimo cambia la forma, perché di nuovi giochi negli anni se ne inventano).

Forse di queste cose ne discuteremo fino a che esisterà il mondo, ma quanto è bello vedere la vita che cresce, così com’è? Quanto è emozionante vedere uomini e donne che crescono, nella semplicità, con tutto quello che comporta per la loro vita essere uomo e essere donna?

Lasciamoci abbagliare da questa bellezza, lasciamoci folgorare dalla vita. Non pensiamo di averne il potere, non pensiamo di poterla in qualche modo modificare (anche perché ad un certo punto dirà ineluttabilmente “basta” da sola). Lasciamo che sia la vita stessa a dirci chi e come essere, lasciamo che sia la vita stessa a plasmare i nostri giorni, i nostri anni. La nostra vita, con tutto quello che comporta.

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