Avvento, tempo di costruire strade

I sentieri da raddrizzare sono le scelte storte, i pensieri troppo mondani, gli atteggiamenti incoerenti. I burroni da riempire sono i vuoti di tante mie azioni senza significato, dei tanti abissi della mia miseria. I monti da livellare sono la mia cresta della superbia, dell’egoismo, dell’apparire che devo abbassare per raccogliere ciò che veramente conta.
Riflessione sull'Avvento

di Andrea Navarin

“Preparate la via al Signore, spianate la strada al nostro Dio. Ogni valle sia innalzata, ogni monte e colle abbassati, il terreno accidentato si trasformi in piano”. (Isaia 40)

Le moderne autostrade rendono l’idea di come si appiani un percorso irregolare: audaci ponti superano la vallate, profonde gallerie attraversano i monti e nastri di asfalto rendono agevoli i terreni sconnessi. Ma Dio, che può scrivere dritto su righe storte, è un vero gentleman e non si impone con la forza. Piuttosto, chiede il nostro contributo per preparare la strada alla sua venuta, per fare cioè in modo che la sua comunicazione arrivi, non si interrompa, non sia a singhiozzi.

Non quindi un invito alla ristrutturazione urbana, ma a sistemare le arterie che attraversano la mia vita. I sentieri da raddrizzare sono le scelte storte, i pensieri troppo mondani, gli atteggiamenti incoerenti. I burroni da riempire sono i vuoti di tante mie azioni senza significato, dei tanti abissi della mia miseria. I monti da livellare sono la mia cresta della superbia, dell’egoismo, dell’apparire che devo abbassare per raccogliere ciò che veramente conta. Insomma, sono io il cantiere dove i lavori in corso non finiscono mai!

L’invito verrà ripreso da Giovanni il Battista. Lui e Gesù si sono incontrati la prima volta quando erano nel grembo delle rispettive madri, Elisabetta e Maria. Quel giorno le donne li sentono saltellare dentro di loro, ma non avrebbero immaginato che i due si sarebbero messi d’accordo: il primo a preparare la via, il secondo a diventare la via.

Succede anche a noi che fin da quando eravamo nel grembo di nostra madre abbiamo sentito vibrare le sue corde vocali di tante preghiere. Era Dio che veniva a visitarci per stabilire un patto: noi chiamati ogni giorno a preparare la sua venuta e Lui a venire nel mondo per essere via di salvezza

Lì nasce una grande amicizia, nonostante il rischio corso da Giovanni di prendersi per il Messia. Giovanni capisce che non è lui la luce, lo accetta e trova il suo posto nel disegno di Dio. Perché gli amici veri non sono gelosi, ma gioiscono solo nel fatto di esserci. Il marchio della perfetta amicizia, infatti, non è prestare aiuto nel momento del bisogno, ma che, una volta dato, nulla cambi.

 

da 180 battiti di Luce – Officina ContemplATTIVA

 

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Corxiii

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