La prima impressione…

La prima impressione don filippo gorghetto corxiii

Di don Filippo Gorghetto

Sì, se avete pensato “è quella che conta”, avete pensato bene.
La prima impressione è proprio quella che conta!

Capita, e scusate se è poco, con Gesù. Nel Vangelo di questa quinta domenica di Quaresima, si racconta che i greci, che di divinità forse ne capivano qualcosa, ma di rapporto con il Padre decisamente meno, chiedono di vedere Gesù. [In quel tempo, tra quelli che erano saliti per il culto durante la festa c’erano anche alcuni Greci. Questi si avvicinarono a Filippo, che era di Betsàida di Galilea, e gli domandarono: «Signore, vogliamo vedere Gesù».]

Parte così il passaparola tra i discepoli, perché è strano – nella testa di Gesù forse neppure molto – che quei “distanti” facciano questa richiesta.

Ma Gesù, oltre a non incontrarli, risponde in modo particolare. Non solo non esaudisce la richiesta, ma quello che dice e mostra di sè è l’anticipazione di quello che di lì a poco sarebbe capitato. [Filippo andò a dirlo ad Andrea, e poi Andrea e Filippo andarono a dirlo a Gesù. Gesù rispose loro: «È venuta l’ora che …. ]

Chissà cosa hanno pensato i greci. Chissà che cosa si aspettavano – se volevano incontrarlo, penso, per fama – e che delusione a sentire quelle parole.

Eppure Gesù si è mostrato per quello che è. E, se i greci volevano ascoltare e credere, quella era la prima impressione che, unica, contava.

Perché la prima impressione, a quelle prime parole, è quella di un uomo che ha ben chiaro quello che vuole [“Adesso l’anima mia è turbata; che cosa dirò? Padre, salvami da quest’ora? Ma proprio per questo sono giunto a quest’ora! Padre, glorifica il tuo nome”], di un uomo che sa cosa serve al mondo [“Se uno mi vuole servire, mi segua, e dove sono io, là sarà anche il mio servitore.”], di un uomo che conosce benissimo la promessa che il Padre gli ha fatto [“quando sarò innalzato da terra, attirerò tutti a me”].

Non sono parole facili. Per niente. Probabilmente le “categorie” dei greci, che sapevano pensare (e bene!), a fatica accoglievano e coglievano certi ragionamenti.

Ma i loro cuori, così credo e mi piace pensare, capivano tutto, riconoscevano che, al di là di qualsiasi forma di pensiero o ragionamento, quella era proprio la verità.

Incrollabile. Nonostante l’impatto fosse con un uomo ormai “crollato”.

Avvicinandoci alla Pasqua, non abbiamo paura di guardare a Gesù così come Lui si mostra. Se contempliamo un crocifisso, fermiamoci alla prima impressione: quella è sofferenza, quello è un chicco di grano che, caduto in terra è morto, ma che, come ogni miglior chicco di grano,  porta molto frutto.

Mostriamoci anche noi “elevati da terra”, conficcati nel mondo come la croce ma innalzati e staccati da tutto il superfluo che non ci fa vedere chi siamo e a cosa siamo chiamati.

Sperimenteremo sul serio, attraverso la nostra vita, che davvero Lui sta attirando tutti a sè.

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