Che cos'è la trinità.

Come scoprire la Trinità… in tre semplici passaggi

di don Sebastiano Bertin

Oggi la Chiesa festeggia la Trinità, e nel Vangelo si legge che siamo battezzati nel Padre, Figlio e Spirito Santo.

Così diciamo quando ci facciamo il segno della croce, in cui teniamo la mano destra rivolta verso di noi, come se dessimo una benedizione che ci investe in tutto il corpo e che ci parla del mistero della Trinità.

Si possono dire tantissime cose sulla Trinità. Quello che però non possiamo proprio dire, è che sia una specie di idea filosofica lontana da noi.

Non sei d’accordo? Proviamo a fare un breve percorso, prendendo in considerazione una possibilità di intendere questo pilastro della nostra fede, in tre semplici punti!

1. “Padre nei cieli”. Il primo modo di intendere Dio passa attraverso la sua grandezza. Tutti almeno una volta ci siamo meravigliati dell’immensità di Dio, è un’esperienza comune anche a tanti bambini che vedendo le montagne si meravigliano e riconoscono che ci deve essere un Dio immenso e potente, grande, che è superiore a tutto questo.

Crescendo ci accorgiamo anche che questo Dio immenso e grande è anche affidabile, che ne facciamo esperienza vedendo la sua grandezza e immensità, il suo essere padrone dei cieli e delle montagne.

Chi è un po’ cresciuto magari ha fatto anche esperienza di aver riconosciuto la sua affidabilità e provvidenza. Riconosco un Dio grande, nei cieli?

2. “Sulla terra”. Il secondo passo è quello della prima lettura di questa domenica, cioè che Dio è nei cieli, ma anche sulla terra. Che si è fatto vicino e ci ha parlato. Questo è accaduto riconoscendo tanti segni di vicinanza per il popolo d’Israele.

Ed è accaduto in modo specifico con Gesù Cristo, ed accade anche nella nostra quotidianità quando percepiamo la vicinanza di Dio nelle nostre azioni.

Succede quando crediamo che Dio sia grande, certo, affidabile, certo, ma soprattutto che mi sia vicino, che mi capisca. Quando so che Gesù Cristo, il Figlio di Dio, si è reso mio fratello e ha vissuto come me, ha sofferto come me, ha temuto come me, ha gioito come me.

So che Dio è nei cieli ma anche sulla terra, quando so che non mi abbandona, in nessun caso, a meno che non lo voglia io.

So che Dio, se davvero mi è vicino, non rifiuta neanche di perdonarmi. Chi non si è sentito avvicinato da Dio quando Dio lo ha perdonato?

3. “Lo spirito è in voi”. Arriviamo al terzo punto, quello della seconda lettura e del vangelo. San Paolo parla dello Spirito di Dio che con in nostro spirito grida “Abbà”.

Ci crediamo che lo Spirito di Dio sia presente in noi? Crediamo che molte volte la presenza di Dio vuole emergere in noi, e basterebbe lasciarle un po’ di spazio? Ci crediamo che questo bisogno di spiritualità che il mondo sente può esser soddisfatto se lasciassimo che lo Spirito di Dio posto in noi venisse ascoltato?

Il monaco Armeno che ha inventato l’alfabeto della lingua armena ha detto che Dio parla nel cuore scrivendo come un dito sulla neve. E tutti almeno una volta abbiamo riconosciuto che Dio aveva acceso una parola o una frase o un idea dentro il nostro cuore e dovevamo solo riconoscerla.

Spesso percepiamo che qualcosa “urla” dentro di noi, qualcosa che mi dice di non assecondare le scorciatoie della vita ma di imparare a vivere al modo di Gesù. Qualcosa che mi spinge a non seguire gli istinti ma una vita impegnativa, in relazione con il Padre.

Forse la preghiera più profonda è questa, riconoscere che Dio già sta gridando dentro di me, dentro di te.

Alla luce di questi tre punti, possiamo dare uno sguardo al Vangelo di questa festa, in cui Gesù invita i discepoli ad andare e battezzare tutti i popoli. “Battezzate” vuol dire, letteralmente, “immergete”.

In un certo senso Gesù ha detto qualcosa che suona come “immergete nel Padre, nel Figlio e nello Spirito Santo”. Il Signore ci guidi a immergerci sempre più in lui. 

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